La pubblicazione di una monografia è sempre un traguardo importante per un artista. Un’occasione per guardarsi indietro e rimettere tutte insieme le pagine della propria storia artistica. Fare un bilancio dei risultati raggiunti nel corso del tempo e da qui ripartire per guardare al futuro, alle novità che dai semi piantati potranno germogliare. Alcuni capitoli sono ormai chiusi, altri nuovi potranno aprirsi, con la consapevolezza che il passaggio degli anni concede all’artista, rendendolo via via più libero di osare, di mettersi alla prova, senza però perdere di vista né la strada percorsa né le certezze conquistate.
È con questo spirito che Libuse Babakova si è approcciata alla pubblicazione della sua monografia: fare il punto sulle opere realizzate dal 2012 ad oggi, selezionando le più significative e individuando i passaggi salienti di un iter espressivo che, pur evolvendo negli anni con continue sperimentazioni, è rimasto fedele ad una cifra stilistica incentrata sull’astrazione di segno e colore. Il primo fondamentale passaggio è stato, come sempre in questo genere di pubblicazione, individuare le opere più rappresentati-ve di ogni tematica e periodo, effettuando una scelta di circa ottanta lavori appartenenti, in numero diverso, agli otto cicli più importanti della sua produzione, ovvero:
- Recondite Armonie (2012/2013/2014/2015/2016/2017)
- Variazioni a tema (2013/2014)
- Intermezzi Rusticani (2014)
- Pensieri (2014/2015)
- Silenzi in Diesis (2014/2015/2016/2017)
- Frammenti (2017/2018/2020/2022/2024/2025)
- Krystal (2019/2020)
- Rapsodie (2025/2026).
Come s’intuisce dall’indicazione dell’anno tra parentesi, alcuni cicli hanno avuto uno sviluppo limitato nel tempo, altri invece si sono arricchiti via via di opere nuove, andando così a formare un corpus sostanzioso e molto utile per comprendere i cambiamenti espressivi avvenuti nei vari periodi. Va pur rammentato che gli esordi artistici di Babakova risalgono alla fine degli anni Ottanta quando, arrivata in Italia dalla Repubblica Ceca, iniziò a cimentarsi in pittura, passando dal figurativo all’astratto nell’arco di poco tempo.
Di questa prima fase si è scelto di non parlare per concentrare l’attenzione sui momenti salienti della sua produzione fino ad oggi, quelli che l’hanno portata ad essere una delle interpreti più originali e riconoscibili dell’astrazione contemporanea in Toscana e non solo.
Una prima considerazione merita il ciclo Recondite Armonie, che già dal titolo suggerisce una delle principali costanti dell’opera di Babakova, ovvero il legame tra pittura e musica, suono e segno, la cui origine si deve – come più volte sottolineato in testi critici e biografici sull’artista – alla sua formazione in ambito musicale con il conseguimento della laurea all’Università di Brno. Nel suo caso, non si tratta di una semplice “affinità” tra i due linguaggi, ma della coincidenza tra codici espressivi che Babakova pone in rapporto come se fossero connaturati l’uno all’altro, tanto da formare un corpo unico e inscindibile.
Si spiega così la particolarità di un processo creativo che associa note e colori già nella mente, prima ancora di realizzare l’opera, e che anche al momento dell’esecuzione concepisce la struttura cromatica e segnica del dipinto esattamente come farebbe un compositore con una partitura. E cioè creando ritmi, armonie, intervalli, accordi, dissonanze, variazioni; contrapponendo suoni e silenzi, con l’alternanza di toni caldi e toni freddi, pieni e vuoti, ombre e luci. Molti critici hanno parlato, a questo proposito, di uno stile che solo in parte si avvicina alla “pittura d’azione”, di cui ricalca l’idea del segno come espressione di un’emotività spontanea e profonda, ma da cui si differenzia per quello che riguarda, anzitutto, il modo di distribuire il colore sulla tela, con un “dripping” che, alla spontaneità caotica dell’Action Painting, preferisce colature armoniche e calibrate, risultato di una vera e propria “danza” del pennello sul supporto.
In Recondite Armonie questa maniera di procedere genera una fitta tessitura segnica – una specie di horror vacui – in cui i colori non si mescolano l’uno all’altro, ma “fluttuano” nello spazio, alcuni avanzando, altri arretrando, a seconda della tonalità fredda o calda e dello spessore della linea, e tutti insieme creando un senso di movimento, ampiezza e profondità. Cambiano le dominanti – giallo, blu e rosso, unitamente a nero e bianco – ma resta invariata, in questo ciclo, sia la gestualità che l’opzione della tela come supporto.
Negli stessi anni, Babakova conduce ricerche motivate dalla necessità di trovare nuovi equilibri tra superficie e colore, come si vede nella serie Variazioni a tema, in cui il tracciato segnico non è più uniforme, ma assume densità e spessori diversi, diventando sottile e raccolto al centro, dove talvolta forma delle ellissi, spesso e rado ai lati. Ne deriva una composizione ariosa e misurata, la stessa che caratterizza Intermezzi Rusticani, in cui il segno non solo si dirada, ma conquista anche maggiore slancio, sviluppandosi dal basso verso l’alto, in un crescendo di forza ed energia.
All’opposto, nel ciclo Pensieri, la scrittura segnica, pur occupando l’intera superficie del dipinto, assume colorazioni diverse al centro e ai lati, generando una specie di orizzonte variopinto delimitato, in alto e in basso, da una cornice nera. Soluzione che si presta ad una doppia lettura, potendo intendersi sia come un riferimento al controllo razionale sull’emozione, qualcosa di simile ad un argine che contiene e indirizza l’istinto, sia come un richiamo al flusso continuo dei pensieri che, con la loro scia colorata, illuminano la mente portando chiarezza, calma e discernimento.
Con Silenzi in Diesis, la scrittura segnica assume uno sviluppo irregolare, discontinuo, frammentato, spesso lasciando spazi vuoti tra un cumulo e l’altro di colore, in maniera tale da generare un ritmo alternato tra suoni e pause, attese e ripartenze.
Occorre arrivare alla serie Frammenti per registrare un cambiamento che coinvolge insieme al segno anche il passaggio dalla tela al metacrilato come supporto. Aspetto, quest’ultimo, che contraddistingue buona parte della produzione di Babakova dal 2017 ad oggi, tanto da essere diventato un elemento distintivo del suo lavoro, da cui è derivata anche un’ulteriore varietà nel modo di distribuire i colori sulla superficie. Molto si deve al fatto che il metacrilato sia un materiale con cui è possibile realizzare effetti di sovrapposizione e di trasparenza impossibili da ottenere con supporti tradizionali come la tela.
Si comprende allora perché, nelle opere appartenenti a Frammenti, Babakova abbia a poco a poco sfoltito la trama segnica per dare maggiore risalto alla superficie, creando un effetto simile al vetro colorato grazie all’uso di tinte brillanti e luminose. In questo ciclo, i colori della base oscillano dal celeste al lilla, dal giallo al rosso, dal bianco al nero, passando attraverso sfumature di grigio, rame e oro, su cui si stagliano varietà di linee, punti e brevi tocchi che insieme danzano sulla superficie, comunicando un senso di movimento e profondità.
In questi stessi anni, l’artista, affascinata dagli esiti espressivi raggiunti con il metacrilato, sperimenta anche la pittura su vetro di Murano avviando la serie Krystal, il cui nome lascia intuire chiaramente la volontà di usare questo materiale per creare iridescenze simili a quelle del cristallo. A dire il vero, già ai suoi esordi, Babakova si era cimentata nella pittura su vetro, ma con risultati ben più decorativi dovuti anche al soggetto rappresentato. In questo caso, invece, l’intenzione è rendere vivace e cangiante la gamma cromatica, utilizzando frammenti di vetro di varie forme e misure per raggiungere raffina-ti effetti di policromia e opalescenza.
Proseguendo s’incontra la serie Rapsodie, tra le ultime in ordine di tempo e senza dubbio assai complessa sia nel concetto che nella realizzazione. Si tratta, ancora una volta, di opere dipinte su metacrilato, la cui superficie, tuttavia, non è unitaria, ma prevede al centro una frattura, il cui scopo è generare un ritmo interrotto, irregolare, adatto, appunto, ad una “rapsodia”. A volte, il taglio assume un andamento curvilineo che ricalca lo sviluppo altrettanto dinamico e flessuoso del percorso segnico; altre volte, invece, si forma angoli e zig-zag che accentuano il contrasto con la disposizione libera del colore intorno, tra linee, brevi tocchi e macchie che occupano variamente la superficie comunicando un forte senso di movimento ed energia. La colorazione nera del solco centrale rende ancora più evidente lo stacco tra zone dense di colore e pause di spazi vuoti, confermando come in questo ciclo Babakova abbia accostato elementi eterogenei per costruire una narrazione dalla forte carica emotiva.
Di ultimissima realizzazione, le due serie Fortezze e Intervalli: la prima, introduce la novità di un supporto, l’alluminio, che rende ancora più brillante il colore, con i toni dell’arancio, del rame e dell’azzurro e l’aggiunta di glitter per ottenere effetti di rifrazione luminosa; la seconda, si avvale della resina per creare diversi strati sia di materia che di colore, dando la sensazione di un segno che “galleggia” all’interno dell’opera, non più piatto, quindi, ma reso tridimensionale da una struttura a più livelli. Una ricerca ancora in divenire che, giorno dopo giorno, si arricchisce di nuove opere e che alimenta l’inesauribile verve creativa di un’artista sempre in cerca di originali soluzioni espressive.
A corredo del catalogo, oltre ad un’ampia galleria di immagini e al testo biografico, si trova anche un’antologia critica, con testi di alcuni dei tanti critici che han-no scritto di Babakova negli anni, e un pensiero dell’artista sul rapporto per lei fondamentale tra pittura e musica. Non mancano foto di mostre e di incontri che hanno segnato il suo percorso non solo artistico, ma anche umano, supportando-la nella maturazione di una cifra stilistica meritevole di attenzione nel panorama contemporaneo.