LA PITTRICE DI BRNO CON SILENZI DI LUCE E ARMONIE MUSICALI

Ritratto di Libuse BabakovaLibuse Babakova, d’origine cecoslovacca, da oltre trent’anni naturalizzata italiana.
La sua formazione artistica si sviluppa nell’ambito di scuole ad indirizzo umanistico e musicale che ha svolto con successo nelle strutture scolastiche ed universitarie del suo paese d’origine,dove ha conseguito la Laurea in Storia e Musicologia all’Università Purkyne di Brno, sua città natale.
Nel corso degli anni la sua attenzione si è spostata sulle arti visive, focalizzandosi sulla pittura con produzioni di opere a sfondo figurativo, realizzate con tecnica ad olio, ad acrilico ed a pittura su vetro. Con la permanenza in Italia, la sua arte si è arricchita di elaborate tecniche espressive e di nuove esperienze, che man mano l’hanno indotta a lasciare il percorso figurativo, avviandola verso linguaggi più attuali e meglio inquadrabili nell’areale dell’espressività contemporanea. Le sue recenti opere potrebbero trovare riferimento, quale punto di partenza, nella correntemente “Action Painting”, ma la Babakova si muove con elaborazioni cromatiche e configurazioni geometrico spaziali del tutto personali ed originali, conferendo alla nostra artista il merito di essere definita una pittrice in progressiva evoluzione, culturalmente preparata e degna di attenzione.

Dal 2014 entra a far parte dell’associazione artistica “L’ANTICA COMPAGNIA DEL PAIOLO” (che ha la sua origine storica nel 1512, documentata da Vasari), e Circolo Artistico “CASA DI DANTE”.
Nel dicembre 2014, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze,le è stato conferito il FIORINO D’ARGENTO ( XXXII Premio Firenze ).

In giugno 2016 sempre nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, le è stato assegnato dalla Accademia Medicea “Collare Laurenziano”.

Le sue opere sono state esposte anche a mostre tenute in Repubblica Ceca, Austria, Olanda, Inghilterra, Germania, Croazia.

“Per Libuse Babakova, ceca d’origine e italiana d’adozione, la pittura è un momento introspettivo che trasforma la superficie del quadro nella sostanza stessa dell’opera. Il supporto è parte integrante del tutto, perché accoglie e conserva la proiezione di un vissuto, l’estensione di una condizione interiore. I segni stratificati sul piano quasi a formare un basso- rilievo sono caratteri di una scrittura che richiede calcolo, misura, costruzione, come in una partitura musicale. Nei suoi lavori non troveremo l’attitudine cupa, aggressiva, caotica di molti pittori gestuali, quanto, invece, il bisogno di sciogliere il groviglio dei sentimenti e riunirli in un codice visivo che diventa una crittografia dell’anima. I tempi di realizzazione del quadro – dalla stesura degli strati cromatici all’iterazione del segno – consentono alla pittrice ceca di rallentare la corsa dei pensieri, di non perdersi nel trasporto emozionale, mantenendo sempre un equilibrio di visione e un ordine compositivo che attribuiscono armonia all’insieme. Un’armonia che nasce dalla dissonanza, dal canto e controcanto dei colori, che, incontrandosi sulla tela, generano percorsi labirintici e arcane simmetrie. Vibrante, sottile, inestricabile: la trama di linee che occupa lo spazio del dipinto ha il valore di una confessione, di un’autobiografia, in cui la singolarità dell’esserci, qui ed ora, emerge nella sua inconfutabile verità.”

Daniela Pronestì

 

“Nei quadri di Libuse Babakova la tela non è un piano da coprire, ma un contenitore di luce e aria in cui linee e colori si muovono liberamente. Una fine calligrafia che, pur essendo slegata da un intento descrittivo, conserva in sé l’eco lontana di un paesaggio, quello toscano che la pittrice ceca ha imparato ad apprezzare fin dai primi anni del suo trasferimento in Italia; un paesaggio nelle cui bellezze ama immergersi, e da cui riaffiora portando adosso frammenti di cielo, di terra e di acqua. Frammenti che la metamorfosi pittorica allontana dalla realtà per renderli parti di un tutto in cui anche la storia personale dell’artista e la sua passione per la musica entrano in gioco. I segni che danzano sulla tela ricordano una polifonia di voci o di linee melodiche che risuonano simultaneamente: ciascun colore è una nota che si unisce alle altre per generare accordi consonanti o dissonanti, passando dall’armonia alla disarmonia, dall’equilibrio all’instabilità.
Nelle Contaminazioni prevale un principio di solidale reciprocità tra il contemplato e il vissuto, tra i pensieri e i sentimenti che si contendono lo spazio dell’opera: l’elaborato arabesco segnico si dirada o si raccoglie in una sezione centrale che bipartisce forme e colori in maniera simmetrica, a volte anche speculare. Nelle Intrusioni non è immediato individuare l’elemento che interviene a turbare la complessa partitura pittorica: l’intruso è la nota stridente che interrompe la monotonia del canto; è l’evento inatteso che mette in crisi la linearità di un pensiero spingendoci a rivedere profondamente le nostre convinzioni.”

Daniela Pronestì

 

“Libuse Babakova recupera ricerca e sperimentazione informale, sul colore e sulla gestualità, tipica di innovazioni americane di tempi fa e le rielabora con sensibilità femminile e gusto europeo, rendendole uniche e meritevoli di studio e approfondimenti.
Il suo viaggio nell’arte è il tentativo riuscito di comprendere la propria anima portando all’attenzione del pubblico il senso profondo dell’impegno unito alla necessità di un’espressione libera che metta in bilico emozione e composizione formale. La sua è arte di ricerca e di stato d’animo perché il vero artista non ha scelta, non può nascondersi ma dare tutto, forza ed eleganza, sempre.”

Giammarco Puntelli

 

“Libuse Babakova si è imposta all’attenzione del pubblico e della critica per la sua ininterrotta e intelligente ricerca artistica che l’ha indirizzata verso una forma di espressione artistica moderna favorita in questo dalle solide basi culturali acquisite sia nel suo Paese d’origine che in Italia.
Se la Mitteleuropa è nel suo dna, le avanguardie italiane vi sono entrate grazie all’applicazione, allo studio e alla frequentazione degli studi e delle mostre di artisti importanti e già affermati verso i quali ha guardato con l’umiltà che hanno gli artisti destinati a diventare grandi.”

Fabrizio Borghini

 

“Ritmo e segno, ecco due aspetti della pittura di Libuse Babakova: insieme, a volte trovano una forma compiuta, morbidamente geometrica o comunque un orientamento; talaltra, seguono il filo delle riflessioni e di interiori armonie. In questo caso, la composizione si fa più complessa, alcuni segni diventano struttura portante, stratificati in trasparenze e i colori suggeriscono profondità.”

Federico Napoli

 

“Libuse Babakova, originaria di Brno in terra Ceca ma ormai naturalizzata a Firenze esprime la sua toscanità recuperando un percorso creativo interiore che sicuramente l’incontro con questa Regione ha favorito se non addirittura accelerato, vincendo resistenze interiori e comprensibili timidezze.

Libuse nasce musicista come facilmente può accadere a chi vanta i suoi natali in prossimità di Austerlitz. Se la musica è l’armonia dell’anima, la pittura ne diventa l’espressione visiva ed ha solo bisogno di una motivazione che in campo artistico si chiama ispirazione.
Arriva negli anni ’80 nel Mugello e si insedia a Scarperia terra di lame e di coltelli, lontano dall’armonia dei violini e dalle sinfonie dei teatri della Mittle Europa. Ma il Mugello fu terra di Giotto, del Beato Angelico come lo è adesso dei Pittori di Vicchio che hanno il loro sodalizio nella Casa di Vespignano. Le colline ordinate e morbide che accompagnano il corso della Sieve assomigliano a onde di un mare verde dove non vi sono i picchi minacciosi della Cresta del Serpente, della Seggiola del Re o del Mont Tonnere e invitano a cimentarsi nella pittura e Libuse si fa vincere dalla tentazione sotto l’effetto dello stupore di un paesaggio che non è il suo ma di cui avverte la presenza interiore ancor prima di averlo conosciuto. Case coloniche ordinate nella loro semplicità e dipinte,senza saperlo, con il tocco di Ottone Rosai nell’enigma delle finestre oscurate, campanili, torri, paesaggi al tramonto di giornate silenziose che si spengono nella certezza che il sole tornerà l’indomani e senza dimenticare le cupole dorate che hanno accompagnato infanzia e adolescenza. Il tutto immerso in una luce soffusa che illumina in silenzio senza enfatizzare la tela. Sono bozzetti di dimensioni contenute, tessere di un mosaico più ampio che narra emozioni di vita.

Da Scarperia si trasloca nella abitazione di Firenze dove, insieme ad un pigro rallentamento artistico prendono il via lavori, diciamo pure sperimentali, su vetro e su stoffa. Euterpe musa di musica risvegliandosi dal torpore genera l’Arlecchino, armonia di forme e colore, fantasia di sogni talvolta irrealizzabili ma sempre stimolanti e creativi. Le note musicali, in fondo solo sette come nani, muse o sorelle, intrecciano danze e virtuosismi provocando ordinati grovigli, Intrusioni del cuore e dell’anima la cui vista non lascia indifferenti; dal caos all’ordine il passo sembra breve ma in queste tele dove per ognuna si adotta un colore, azzurro, rosso, giallo, bianco affiorano stati d’animo sereni come se chi li ha dipinti e coloro che li osservano restano partecipi delle complessità della vita e del mondo mantenendosi però a debita distanza per non lasciarsi sopraffare da partigianerie od altre tifoserie di sorta, del resto lo spirito guelfo e ghibellino appartiene solo ai fiorentini, all’Artista va il merito di regalare agli altrui occhi un momento di positiva e gioiosa contemplazione nell’equilibrio di emotività desiderate perché non ancora definitivamente smarrite.”

Luciano Martelli